Le elezioni 2015 tra scissioni e astensione

Astensione e fratture politiche

Le strane elezioni amministrative 2015

La tornata elettorale che si concluderà il 14 giugno con i numerosi ballottaggi nei comuni che devono assegnare la carica di sindaco presenta due caratteristiche di rilievo. La prima è l’alta percentuale di astensione che ha raggiunto il 48% degli aventi diritto al voto per le regionali e il 35% per le comunali.

Cinque anni fa le percentuali erano rispettivamente del 36% e del 27%. L’altro elemento di interesse è che spesso gli schieramenti politici di centrodestra e di centrosinistra hanno presentato al loro interno due candidati contrapposti.

Tra le cause della disaffezione degli elettori ci sono da sottolineare i problemi nati con le inchieste sui rimborsi elettorali illegali per i politici regionali che hanno colpito quasi tutti i partiti, la crisi economica che non vede ancora una soluzione e le fratture politiche nazionali che hanno portato il vecchio centrodestra a spaccarsi in Forza Italia, NCD, Lega e fuoriusciti vari come Fitto in Puglia.

Nel centrosinistra le cose non vanno meglio viste le liste di sinistra che hanno preso vita anche da soggetti che hanno fatto parte del PD fino a poco tempo fa, basti considerare il candidato alle primarie ligure Cofferati.

 

Elezioni regionali

Divisioni e confusione nelle liste.

Sono 7 le regioni andate al voto in questa tornata elettorale e in tutte, tranne che in Campania e in Umbria, centrodestra o centrosinistra si sono presentate divise al loro interno. La Liguria ha visto la vittoria del candidato berlusconiano Giovanni Toti col 34,44% dei voti contro la candidata del PD Raffaella Paita che s’è fermata al 27,84% e terzo il M5S con Alice Salvatore al 24,84%. Al 9,41% s’è fermato Luca Pastorino, candidato di sinistra sostenuto dagli ex PD Sergio Cofferati e Pippo Civati, una percentuale di voti che sommati a quelli ottenuti da Paita avrebbero permesso al centrosinistra di vincere.

Nelle Marche vince nettamente il candidato del PD Luca Ceriscioli, seguito dal candidato del M5S Giovanni Maggi col 21,78% e a seguire i candidati della Lega Nord e di Forza Italia. In Puglia e Toscana netta l’affermazione dei candidati PD Michele Emiliano e Enrico Rossi ma in entrambi i casi il centrodestra ha presentato due liste separate che hanno ulteriormente facilitato i candidati di centrosinistra.

L’Umbria è andata al centrosinistra per un soffio grazie a Catiuscia Marini, così come la Campania è andata al candidato PD Vincenzo De Luca che col 41,15% ha battuto il Presidente uscente Stefano Caldoro fermo a 38,37%. Senza storia invece la competizione in Veneto che ha visto trionfare il leghista Luca Zaia col 50,2% sulla candidata PD Alessandra Moretti lontanissima col suo 22,74%. Tosi, altro candidato del centrodestra, si ferma all’11,86%.

Le comunali 2015

Il trionfo dell’incertezza

Sono andati al voto più di un comune su dieci anche se nella stragrande maggioranza si tratta di piccoli comuni nei quali è previsto un unico turno visto il basso numero di abitanti. Il comune più popoloso coinvolto in questa tornata elettorale è Venezia che va al ballottaggio tra il candidato PD Felice Casson col 38,6% dei voti contro il 28,56% di Luigi Brugnaro di Forza Italia.

Tra gli altri grandi comuni coinvolti ci sono Giugliano in Campania con il ballottaggio tra Antonio Poziello e Luigi Guarino entrambi del centrodestra e Trento e Bolzano che hanno visto prevalere i candidati del PD. Dei 91 comuni più popolosi ben 63 devono ricorrere al ballottaggio per scegliere il sindaco.

Fonte: Sky TG24

 

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