Come aprire un bar: guida rapida

Una ricerca del 2018 ha svelato che in Italia ci sono quasi 150.000 bar, per un volume di affari che supera i diciotto miliardi di euro. Questo tipo di esercizio commerciale è uno dei più amati dagli italiani, perché è la tipologia di locale più adatto a trasformazioni e sperimentazioni e che si presta alle idee e ai desideri di chi vuole gestirne uno. Ci si può sbizzarrire sui servizi da offrire ai clienti, sugli arredamenti, perfino sull’abbigliamento dei dipendenti. Come per qualunque altro esercizio commerciale, però, anche per aprire un bar ci sono degli step precisi e obbligatori da seguire, sia prettamente burocratici che inerenti alla preparazione di chi vuole gestirlo. Chi non ha esperienza nel settore, infatti, deve obbligatoriamente partecipare a un corso di formazione sul commercio alimentare riconosciuto dalla Regione di residenza oppure dimostrare di aver lavorato, negli ultimi cinque anni, per almeno due in aziende del settore.

La burocrazia

Come per qualunque altra attività commerciale, anche per aprire un bar bisogna rispettare le leggi e i regolamenti del settore. Prima di tutto, il titolare (o i titolari) dovrà aprire una partita IVA (singola o come società) e iscriversi al registro esercenti il commercio (REC). Il locale che si è scelto dovrà, naturalmente, essere a norma e rispettare i requisiti indicati dalla legislazione locale (comunale o regionale). Una volta compiuti questi passi iniziali, bisognerà presentare al Comune il modulo di inizio attività e la richiesta di autorizzazione a esporre l’insegna e ottenere il certificato HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points ovvero Analisi dei Pericoli e dei Punti Critici di Controllo). All’Agenzia dell’Entrate, invece, va presentata la domanda per la vendita di alcolici, mentre alla SIAE andrà il contributo per lo sfruttamento di immagini o musica. Infine, solo per i locali più grandi di 450 mq, andrà richiesta, ai vigili del fuoco, la certificazione anti-incendio.

I costi

Economicamente, aprire un bar è alla portata di tutti, perché i costi dipendono dalla tipologia del locale, dalla sua grandezza e dalla zona in cui questo viene aperto. Se in un piccolo paesino bastano anche 10.000 euro, in una città si parte da una base di 50-60.000 fino a un massimo di 100-120.000. Una soluzione più economica, molto utilizzata nei grandi centri urbani, è il franchising, un modo per limitare i rischi di impresa e avere una costante assistenza nel delicato processo di apertura dell’attività. Affiliarsi a un marchio già esistente è, in molti casi, un vantaggio per l’imprenditore che, oltre a usufruire di costi più bassi, formazione e forniture, può partire da una base più solida e sfruttarne la popolarità.

Gestione di un bar

Quando si ha a che fare con un’attività commerciale, è basilare saperla gestire nel migliore dei modi. Ciò è ancora più importante per i bar, luoghi in cui il rapporto col cliente è essenziale. Il bar, infatti, è sempre stato considerato un luogo di incontro in cui si socializza e ci si confronta su qualsiasi argomento, dal più elevato al più spicciolo. Per questo motivo, chi lo gestisce deve avere una grande capacità di empatia e disponibilità e deve saper trasformare la propria clientela in una seconda famiglia.

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